martedì 22 novembre 2011

Grazie onorevole Castelli

VENERDÌ, 02 MAGGIO 2008

Grazie onorevole Castelli

Roberto Castelli01Questa sera, ho avuto il dispiacere di vedere porta a porta sul mercenario garibardo. E' stata l'ennesima farsa storica, celebrata da molti politici italiani e da quelli che dovrebbero essere degli storici o degli esperti. La vergogna si perpetua, le menzogne continuano a dilagare in televisione e nelle scuole. Ma voi italiani, non siete stanchi di essere presi in giro? Un appello in particolare va ai miei conterranei del sud, cosa aspettate ancora? non ci hanno ancora umiliati abbastanza? Nella trasmissione, un piacione dei beni inculturali, sparava inesattezze, mentre uno storico come petacco, che in altre occasioni aveva detto ben altro, era muto. Continua l'omertà degli storici davanti al potere.  Il generale poi, non ricordava neanche i nomi dei personaggi e sparava grandi amenità sulle capacità militari di garibardo. Ma non ha spiegato come, 1000 battono 90000, perdendo poco più di una decina di uomini, ovviamente è il classico miracolo italiano. Mi trovo poi nell'imbarazzante, ma doverosa posizione di dover ringraziare l'onorevole Castelli, della lega nord, perchè è stato l'unico a riportare delle verità storiche e non storiografiche, anche se ovviamente non ha potuto avere la forza dovuta, nel porre al centro della discussione delle verità incontrovertibili. I giornalisti di porta a porta, specialmente quelli che hanno redatto il servizio sulle differenze del sud e del nord, hanno preso le informazioni sul manuale delle giovani marmotte. Poi si lamentano che Grillo spari a zero sulla loro casta. Sono schifato di tutto questo, sono stanco del fatto che i cattivi vincano sempre e non ci sia mai il lieto fine, sono deluso perchè l'italia non ami le verità e corra scodinzolando dietro al più forte.  Sono disgustato degli intellettuali, che dovrebbero mettere le loro menti eccelse al servizio del paese ed invece sono al soldo dei poteri forti.  Io non voto e non voterò, per questa italietta così mediocre.

Oggi è un buon giorno per morire

DOMENICA, 29 MARZO 2009

Oggi è un buon giorno per morire

toroseduto1 Oggi è un buon giorno per morire, proprio così recitavano i nativi americani quando sentivano il richiamo della morte. Prendevano la loro coperta di pelliccia, ricordo delle cacce giovanili al bisonte e si recavano sotto un grande albero isolato, lontani dallo sguardo della comunità. Le grandi radici della pianta, erano l'ultimo tenero abbraccio di madre terra, che li cingeva prima del trapasso. Le foglie scosse dal vento, erano il metronomo di quegli ultimi attimi di vita terrena, prima di raggiungere il mondo degli spiriti. La vita era in armonia con la natura, è tutto, compreso la morte, faceva parte di un ciclo perfetto.

Oggi è un buon giorno per morire, ma non perché si è vecchi o malati, ma perché la nostra è una non vita. Possiamo usare solo una coperta di pile, perché quella di pelliccia scatenerebbe le ire degli animalisti e degli anticaccia. Come albero ci è rimasto solo quello di Natale, in plastica made in Cina. Non possiamo illuderci di andare a morire in privato, perché oggi si muore al “grande fratello”, possibilmente in diretta. La madre terra ci rifiuta, perché lordata e vilipesa dalle discariche abusive e dai liquami industriali. Le nuvole di fumo che escono dal grande calumet di Acerra, saranno il conto alla rovescia per sapere quanto manca per raggiungere il mondo degli inferi. La vita oggi è in antitesi con la natura, è tutto, compreso la morte, fa parte di un ciclo imperfetto.

Oggi è un buon giorno per morire.

Scritto da un Borbonico chiuso nella sua riserva.

Il Ponte Ferdinando II sul Garigliano

VENERDÌ, 02 GENNAIO 2009

Il Ponte Ferdinando II sul Garigliano

Ponte  ferro GariglianoNella foto è immortalato il ponte Ferdinando II sito sul fiume Garigliano a confine tra la Campania e il Lazio. Voluto dall'omonimo Re Borbone da cui prese il nome, fu finito di edificare nel 1832 dall'ingegnere  Luigi Giura. Il 30 aprile dello stesso anno, il Re Ferdinando II volle inaugurarlo personalmente. Così postosi al centro della campata, fece sfilare in parata, due squadroni di lancieri al trotto e ben sedici traini d'artiglieria. Questa dimostrazione serviva a far rendere conto della bontà dei ferri impiegati per la costruzione del ponte e della sua resistenza. I materiali ferrosi provenivano dalle fabbriche del principeFilangeri Satriano, nella città di Cardinale, che insieme a quella diMongiana, costituivano il fiore all'occhiello delle industrie pesanti presenti in Calabria. Si proprio così, la Calabria Borbonica aveva ilprimato italiano per produzione e numero di operai impiegati, invece ora è terra di vecchi e di malaffare, con i giovani costretti ad emigrare in cerca di lavoro. Il ponte Ferdinando II, fu il primo ponte sospeso a catena di ferro in italia e secondo in europa.


Ponte Ferdinando II
Il 2 novembre 1860, il 6° Battaglione Cacciatori, comandato dal capitano Domenico Buzzelli, con soli 300 uomini difese in ponte e la ritirata delle truppe Borboniche verso la fortezza di Gaeta. Il loro estremo sacrificio rallentò l'avanzata delle truppe piemontesie garibaldesche. Quel gesto fu eroico, ma purtroppo non viene ricordato come i 300 di Leonida alle  Termopili, perchè si sa la storia la scrivono i vincitori. Neanche una lapide a rimembranza di quei martiri, caduti per la loro Terra e per il loro Re. La campata centrale del ponte fu fatta brillare nel 1943 dai tedeschi in ritirata. Restaurato nel 1998 dalla soprintendenza di Caserta, è passato alla soprintendenza del Lazio nel 2007. E' misteriosamente chiuso al pubblico, forse perchè hanno paura che qualcuno lo scopra.

La nave a vapore Ferdinando I

LUNEDÌ, 26 GENNAIO 2009

La nave a vapore Ferdinando I

Ferdinando ISul finire del 700, l'ingegnere statunitense Robert Fulton inventò la nave a vapore. Pochi anni dopo anche l'inghilterra procedeva alla creazione di una nave a vapore. Questo tipo d'imbarcazione serviva per la navigazione delle acque interne e solo nei primi decenni dell'800, si cominciò a navigare anche nei mari ma per rotte brevi e lungo la costa. Questa scoperta fu accolta positivamente nel Regno delle Due Sicilie, tanto che il ministro delle finanze, il principe Luigi de Medici propose al re Ferdinando I di Borbone di avviare il processo produttivo di tali navi. Il Re Ferdinando I, sempre favorevole alle innovazioni per il suo regno, promulgò un regio decreto che prevedeva agevolazioni e privilegi fiscali per chiunque costruisse navi a vapore. Pierre Andriel, costruttore francese, raccolse il guanto di sfida e gli fu affidato con decreto reale l'incarico.  Con capitali privati esteri e napoletani provenienti dalle famiglie nobili, venne posta in essere la società di navigazione Andriel & C. La costruzione della nave venne demandata ai cantieri navali Vigliena di Napoli, dell'armatore Filosa e il varo avvenne in questa città nel 1818. Il piroscafo prenderà il nome del sovrano e si chiamerà ilFerdinando I. Il 27 settembre 1818 il Ferdinando I salpa daNapoli e comincia una crociera internazionale che coprirà un lungo percorso mediterraneo. Le tappe furono: Roma e Civitavecchia nello Stato Pontificio, Livorno, nel Gran Ducato di Toscana, Genova nel regno di sardegna, con ultima tappa a Marsiglia inFrancia. Inutile dire che dovunque arrivasse questa nave, lasciava tutti increduli, perchè nessuno aveva visto nulla del genere. Infatti il Regno delle Due Sicilie coglieva vari record mondiali con questo piroscafo. Era il terzo paese al mondo ad aver intrapreso questo tipo di costruzione navale. Il primo paese del mediterraneo ad aver costruito un piroscafo, il primo paese a coprire una tratta così lunga in mare aperto, il primo piroscafo a solcare il mar mediterraneo, il primo a fare navigazione tra più stati. Come al solito il Regno delle due Sicilie era più avanti di molti altri stati europei, peccato che la storiografia dica il contrario.

Progetto Fondazione Campania Futura

MERCOLEDÌ, 01 DICEMBRE 2010

Progetto Fondazione Campania Futura

campania 3XX

Progetto per la creazione della Fondazione Campania Futura a sottoscrizione popolare. Le finalità della fondazione saranno: 
 
1) Costruzione o acquisizione di impianti di compostaggio e      differenziazione rifiuti sul modello eco compatibile Vedelago.
 
2) Finanziamento di attività di gestione e recupero di beni   culturali.
 
3) Finanziamento di mass media a vocazione meridionalista.
 
4) Finanziamento della produzione (aziende agricole) e del consumo (gruppi di acquisto) di prodotti agricoli a chilometri zero.
 
5) Finanziamento atto alla creazione di una 
Banca Popolare del Sud.

6) Finanziamento per la produzione di energia pulita eolica e solare.
 
Potranno partecipare all'acquisto delle quote societarie e far parte attiva della fondazione tutte le persone comuni, ad eccezione di quelle con precedenti penali, processi in corso, vicinanza a pregiudicati o che occupano incarichi politici ed istituzionali.
 
 
La partecipazione alle decisioni della Fondazione sarà diretta per tutti i soci, che avranno diritto di esprimere un voto per ogni quota posseduta, per un massimo di 100 quote a persona.

Poesia del partigiano Borbonico

MERCOLEDÌ, 25 LUGLIO 2007

Poesia del partigiano Borbonico

Ammu pusato chitarra e tammurre
pecchè sta musica s'adda cagnà,
simmo briganti e facimmo paure
e cù à scuppetta vulimmo cantà.

E mò cantammo nà nova canzona
tutta la gente se l'adda 'mparà,
nuie cumbattimm p' ò re Burbone
e à terra nosta nun s'adda tuccà.

Chi ha visto ò lupo  e s'è miso paure
nun sape buono qual è à verità,
ò vero lupo ca magna e criature
è ò piemuntese c'avimm' a caccià.

Tutte 'e paise d' 'a Basilicata
se sò scetate e vonno luttà,
pure 'a Calabria s'è arrevotata
e stu nemico facimmo tremmà.

Femmene belle ca date lu core
si lu brigante vulite aiutà,
nun lo cercate scurdateve ò nome
chi ce fa guerra nun tiene pietà.

Ommo se nasce, brigante se more
e fino all'urdemo avimm' a sparà,
ma si murimmo menate no sciore
e 'na preghiera per sta libertà.

Dedicato a tutti i caduti per la libertà del Regno delle Due Sicilie, che non verranno mai commemorati come eroi ma solo come comuni briganti.

Ho scoperto la tomba di Tutan Munnez.

LUNEDÌ, 20 OTTOBRE 2008

Ho scoperto la tomba di Tutan Munnez.

m2Domenica mi sono concesso un escursione bucolica nel casertano, per rimirare i bei panorami e per sentire il profumo dell'aria alla diossina, che contraddistingue queste terre. Mentre guardavo una mandria di bufale che pascolava serena in un prato di erba chimica, i miei occhi si sono soffermati a guardare l'orizzonte. Non ho potuto fare a meno di notare una grossa massa scura, lunga circa 560 Mt. e alta come un palazzo di cinque piani. Non poteva essere una collina, vista la natura pianeggiante dei luoghi, ma sicuramente doveva essere un manufatto di natura antropica. Spinto dalla mia curiosità da primate, ho deciso di svelare cosa fosse quella sagoma scura che ricordava un ciclope assopito.
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Una volta avvicinatomi, sono rimasto affascinato nello scorgere una struttura piramidale a gradoni in perfetto stato conservativo. Il lato corto misura più di 300 Mt. e si presenta articolata in tre terrazze sovrapposte. La piramide di Sakkara è un piccolo tumulo a confronto di questo imponente e maestoso monumento.
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Come si nota dal confronto fotografico, la struttura della piramide di Sakkara (a sinistra), è molto più banale e sotto dimensionata rispetto a la misteriosa opera architettonica (a destra).  Quest'ultima presenta numerose scalinate che permettono di accedere ai tre livelli e una decorazione floreale costituita da alberi che impreziosiscono le terrazze della struttura.
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Ho notato che alla destra del grande mausoleo, si staglia un corpo, evidentemente non ancora ultimato, costruito con la tecnica del opus derelictaes anche esso di dimensioni imponenti, ma ancora allo stato grezzo. Questo ci permette di capire cosa è stato utilizzato per edificare le strutture. Non si tratta del solitotufo giallo, ne del pappamonte. Non è neanche travertino ogranito, ne roccia calcarea, ma da una prima analisi, sembra essere un materiale endemico molto diffuso, che giustifica l'edificazione di tali enormi e magnifiche costruzioni. Il materiale nello specifico viene chiamato in loco munnezz, in latino si può definire res derelictaes. Non vi nascondo che ho pianto lungamente, commosso dinanzi a tale beltà.