MOVIMENTO DI RINASCITA MERIDIONALE: SE IL PRESENTE E IL TUO FUTURO NON TI PIACCIONO, RICORDA IL TUO PASSATO. SONO UN PAZZO IN UN MONDO DI SAVI
martedì 22 novembre 2011
Grazie onorevole Castelli
Oggi è un buon giorno per morire
Oggi è un buon giorno per morire
Oggi è un buon giorno per morire, ma non perché si è vecchi o malati, ma perché la nostra è una non vita. Possiamo usare solo una coperta di pile, perché quella di pelliccia scatenerebbe le ire degli animalisti e degli anticaccia. Come albero ci è rimasto solo quello di Natale, in plastica made in Cina. Non possiamo illuderci di andare a morire in privato, perché oggi si muore al “grande fratello”, possibilmente in diretta. La madre terra ci rifiuta, perché lordata e vilipesa dalle discariche abusive e dai liquami industriali. Le nuvole di fumo che escono dal grande calumet di Acerra, saranno il conto alla rovescia per sapere quanto manca per raggiungere il mondo degli inferi. La vita oggi è in antitesi con la natura, è tutto, compreso la morte, fa parte di un ciclo imperfetto.
Oggi è un buon giorno per morire.
Scritto da un Borbonico chiuso nella sua riserva.
Il Ponte Ferdinando II sul Garigliano
Il Ponte Ferdinando II sul Garigliano
Il 2 novembre 1860, il 6° Battaglione Cacciatori, comandato dal capitano Domenico Buzzelli, con soli 300 uomini difese in ponte e la ritirata delle truppe Borboniche verso la fortezza di Gaeta. Il loro estremo sacrificio rallentò l'avanzata delle truppe piemontesie garibaldesche. Quel gesto fu eroico, ma purtroppo non viene ricordato come i 300 di Leonida alle Termopili, perchè si sa la storia la scrivono i vincitori. Neanche una lapide a rimembranza di quei martiri, caduti per la loro Terra e per il loro Re. La campata centrale del ponte fu fatta brillare nel 1943 dai tedeschi in ritirata. Restaurato nel 1998 dalla soprintendenza di Caserta, è passato alla soprintendenza del Lazio nel 2007. E' misteriosamente chiuso al pubblico, forse perchè hanno paura che qualcuno lo scopra.
La nave a vapore Ferdinando I
La nave a vapore Ferdinando I
Progetto Fondazione Campania Futura
Progetto Fondazione Campania Futura
Progetto per la creazione della Fondazione Campania Futura a sottoscrizione popolare. Le finalità della fondazione saranno:
1) Costruzione o acquisizione di impianti di compostaggio e differenziazione rifiuti sul modello eco compatibile Vedelago.
2) Finanziamento di attività di gestione e recupero di beni culturali.
3) Finanziamento di mass media a vocazione meridionalista.
4) Finanziamento della produzione (aziende agricole) e del consumo (gruppi di acquisto) di prodotti agricoli a chilometri zero.
5) Finanziamento atto alla creazione di una Banca Popolare del Sud.
6) Finanziamento per la produzione di energia pulita eolica e solare.
Potranno partecipare all'acquisto delle quote societarie e far parte attiva della fondazione tutte le persone comuni, ad eccezione di quelle con precedenti penali, processi in corso, vicinanza a pregiudicati o che occupano incarichi politici ed istituzionali.
La partecipazione alle decisioni della Fondazione sarà diretta per tutti i soci, che avranno diritto di esprimere un voto per ogni quota posseduta, per un massimo di 100 quote a persona.
Poesia del partigiano Borbonico
Poesia del partigiano Borbonico
Ammu pusato chitarra e tammurre
pecchè sta musica s'adda cagnà,
simmo briganti e facimmo paure
e cù à scuppetta vulimmo cantà.
E mò cantammo nà nova canzona
tutta la gente se l'adda 'mparà,
nuie cumbattimm p' ò re Burbone
e à terra nosta nun s'adda tuccà.
Chi ha visto ò lupo e s'è miso paure
nun sape buono qual è à verità,
ò vero lupo ca magna e criature
è ò piemuntese c'avimm' a caccià.
Tutte 'e paise d' 'a Basilicata
se sò scetate e vonno luttà,
pure 'a Calabria s'è arrevotata
e stu nemico facimmo tremmà.
Femmene belle ca date lu core
si lu brigante vulite aiutà,
nun lo cercate scurdateve ò nome
chi ce fa guerra nun tiene pietà.
Ommo se nasce, brigante se more
e fino all'urdemo avimm' a sparà,
ma si murimmo menate no sciore
e 'na preghiera per sta libertà.
Dedicato a tutti i caduti per la libertà del Regno delle Due Sicilie, che non verranno mai commemorati come eroi ma solo come comuni briganti.
pecchè sta musica s'adda cagnà,
simmo briganti e facimmo paure
e cù à scuppetta vulimmo cantà.
E mò cantammo nà nova canzona
tutta la gente se l'adda 'mparà,
nuie cumbattimm p' ò re Burbone
e à terra nosta nun s'adda tuccà.
Chi ha visto ò lupo e s'è miso paure
nun sape buono qual è à verità,
ò vero lupo ca magna e criature
è ò piemuntese c'avimm' a caccià.
Tutte 'e paise d' 'a Basilicata
se sò scetate e vonno luttà,
pure 'a Calabria s'è arrevotata
e stu nemico facimmo tremmà.
Femmene belle ca date lu core
si lu brigante vulite aiutà,
nun lo cercate scurdateve ò nome
chi ce fa guerra nun tiene pietà.
Ommo se nasce, brigante se more
e fino all'urdemo avimm' a sparà,
ma si murimmo menate no sciore
e 'na preghiera per sta libertà.
Dedicato a tutti i caduti per la libertà del Regno delle Due Sicilie, che non verranno mai commemorati come eroi ma solo come comuni briganti.
Ho scoperto la tomba di Tutan Munnez.
Ho scoperto la tomba di Tutan Munnez.
Una volta avvicinatomi, sono rimasto affascinato nello scorgere una struttura piramidale a gradoni in perfetto stato conservativo. Il lato corto misura più di 300 Mt. e si presenta articolata in tre terrazze sovrapposte. La piramide di Sakkara è un piccolo tumulo a confronto di questo imponente e maestoso monumento.
Come si nota dal confronto fotografico, la struttura della piramide di Sakkara (a sinistra), è molto più banale e sotto dimensionata rispetto a la misteriosa opera architettonica (a destra). Quest'ultima presenta numerose scalinate che permettono di accedere ai tre livelli e una decorazione floreale costituita da alberi che impreziosiscono le terrazze della struttura.
Ho notato che alla destra del grande mausoleo, si staglia un corpo, evidentemente non ancora ultimato, costruito con la tecnica del opus derelictaes anche esso di dimensioni imponenti, ma ancora allo stato grezzo. Questo ci permette di capire cosa è stato utilizzato per edificare le strutture. Non si tratta del solitotufo giallo, ne del pappamonte. Non è neanche travertino ogranito, ne roccia calcarea, ma da una prima analisi, sembra essere un materiale endemico molto diffuso, che giustifica l'edificazione di tali enormi e magnifiche costruzioni. Il materiale nello specifico viene chiamato in loco munnezz, in latino si può definire res derelictaes. Non vi nascondo che ho pianto lungamente, commosso dinanzi a tale beltà.
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