sabato 14 settembre 2013

I Prigionieri Borbonici 2° Bugie di Stato diventano falsità storiografiche?


Dopo l’estenuante e disumano assedio, perpetrato dalle truppe d’invasione piemontese, la fortezza Borbonica di Gaeta fu costretta alla capitolazione il 13 febbraio 1861. Le truppe Borboniche superstiti ne uscirono pesantemente provate, non solo dai continui bombardamenti, ma anche per gli stenti e per le patologie infettive. Le pessime condizioni igienico sanitarie a cui i difensori erano costretti loro malgrado, causarono la diffusione di una virulenta epidemia di tifo. Le conoscenze sanitarie dell’epoca permisero l’immediato riconoscimento del morbo che affliggeva parte dei sopravvissuti, ovvero una gravissima forma di febbre tifoidea. In questi casi la profilassi sanitaria prevedeva il ricovero immediato dei pazienti in loco e il completo isolamento, onde evitare il contagio. Ma cosa fecero di questi “prigionieri di guerra” i militari e il corpo sanitario piemontese? Si limitarono ad ammassare le truppe di Gaeta tutte insieme, unendo i sani agli infermi, permettendo ancor più il diffondersi della pestilenza. Non paghi di aver commesso tale nefandezza, pensarono bene di mandare i soldati infetti nella più grande e popolata città del Regno delle Due Sicilie, la capitale Napoli. I medici napoletani si accorsero subito della gravità della situazione e del pericolo di diffusione del contagio, restando però inascoltati.  Il Dottor Bima, ufficiale medico del 5° corpo d’armata piemontese, nascose volutamente le reali condizioni sanitarie dei reduci di Gaeta, affermando si trattasse di una forma non contagiosa di tifo o di cachessia. Tale comportamento impedì di fatto l’applicazione della profilassi adeguata e quindi l’isolamento dei malati, permettendo la diffusione dell’epidemia nella città. A denunciare tutto questo con un articolo scientifico, fu il Professor Strambio il 20 Maggio 1861. Ma mentre si mentiva ufficialmente ai napoletani, altrettanto ufficialmente si informava il Consiglio Superiore di Sanità che a Napoli si stava diffondendo il tifo portato da Gaeta. Nella capitale Borbonica solo tra i soldati di Gaeta ne morirono di tifo 134, in realtà 131 di tifo e 3 suicidi. Ma si sa, la farraginosa e "ufficiale" burocrazia piemontese non andava tanto per il sottile con i “colonizzati”. Tale epidemia causò anche numerose morti tra la popolazione civile, tra cui quella del Professor Pietro Perrone, luminare di medicina. Le autorità piemontesi, non paghe delle sventure causate, decisero di trasferire nuovamente i soldati malati, incuranti delle condizioni di salute degli infermi e dell’ulteriore pericolo di contagio. I reduci di Gaeta giunsero così a L’Aquila e a Bologna,  dove morirono altri 71 soldati. Infine trasferiti a Genova, continuarono a morire, non prima di aver contagiato i degenti del 4° corpo d’armata piemontese, la guarnigione di presidio e il personale medico del corpo sanitario. La verità storica è questa ed è chiaro ed incontrovertibile che si trattò di mera conquista coloniale. Come è chiaro, caro Professor Barbero, che la “doppia ufficialità” dei documenti militari piemontesi, non li renda fonti primarie completamente attendibili per una seria ricerca storica.


Sergio


Fonti:
Gazzetta Medica Italiana Lombarda N. 17 29 Aprile 1861

Gazzetta Medica Italiana Lombarda N.20 20 Maggio 1861

domenica 23 giugno 2013

Buone vacanze

Spero di trovare durante le vacanze estive, il tempo per scrivere su questo Blog. Di cose nuove da condividere ne ho tante, documenti inediti e interessanti punti di vista storici, ovviamente di segno opposto alla storiografia classica. Vi auguro buone vacanze e a presto.

Sergio

mercoledì 19 dicembre 2012

Storia o storiografia?

A che punto è il mondo accademico, rispetto al revisionismo storico? Siamo ancora fermi al citazionismo?











domenica 16 dicembre 2012

I Prigionieri Borbonici 1°



In questi giorni si è acceso un costruttivo dibattito storiografico tra il Dott. Di Fiore e il Dott. Barbero, sulla spinosa tematica dei prigionieri Borbonci. Trattasi di confronto dalla elevata caratura storica, trovando fondamento in meticolose ricerche archivistiche di fonti primarie e scevro da visioni nostalgiche o condizionamenti accademici. Il punto di cesura tra i due storiografi, è segnato dalle scelte tipologiche di approvvigionamento della debordante documentazione esistente. Di Fiore raccoglie per lo più materiale dall'Archivio di Napoli, attingendo ad una tipologia di fonti più eterogenea. Barbero invece, si è concentrato sull'Archivio di Torino, scegliendo un tipo di documentazione burocratico militare. Mi sembra palese che da questo dibattito non scaturiscano ne vincitori, ne vinti, ma si evidenzi in maniera chiara e incontrovertibile, l'esigenza di cooperazione e di approfondimento. Il "risorgimento meridionale", resta un periodo storico ancora per molti versi oscuro e poco indagato. La reticenza accademica, più propensa ad un allineamento con le visioni romantiche e statuali pregresse, nulla ha a che fare con la moderna visione storiografica. Con il prossimo post, cercherò di apportare il mio modesto ausilio con fonti credo inedite, evidenziando non solo i numeri, ma anche le condizioni disumane a cui i prigionieri Borbonici erano sottoposti. Condizioni che non è facile evincere dal misurato ed ermetico linguaggio burocratico di certa documentazione.

Sergio


Letture consigliate:
I vinti del risorgimento di Gigi Di Fiore
I prigionieri dei savoia di Alessandro Barbero


giovedì 18 ottobre 2012

Il ritorno

Mi scuso per la prolungata assenza, dovuta a motivi di studio e lavoro. Presto ricomincerò a scrivere, riprendendo da dove ho interrotto e vi preannuncio la creazione di nuove rubriche Borboniche in questo blog.

Sergio

martedì 27 marzo 2012

martedì 22 novembre 2011

Che fine faremo?

LUNEDÌ, 21 NOVEMBRE 2011

Che fine faremo?

Nell'attesa di sapere che fine farà la piattaforma Splinder e quindi il nostro blog, vi comunichiamo un indirizzo provvisorio alternativo.

http://rifondazioneborbonica.blogspot.com/